“Non c’è nulla, in tutta Europa, che non dico si avvicini a questo teatro ma ne dia la più pallida idea. Gli occhi sono abbagliati, l’anima rapita…”.
è un teatro lirico di Napoli, nonchè uno dei più famosi e prestigiosi al mondo.Fondato per volontà di Carlo di Borbone, costruito da Giovanni Antonio Medrano ed Angelo Carasale. Fu inaugurato proprio nel giorno dell’onomastico del re,dal quale prese il nome il teatro, il 4 Novembre 1737.
Il Teatro s’impose immediatamente all’ammirazione dei Napoletani e degli stranieri, per i quali divenne in breve tempo un’attrattiva giudicata senza eguali. Per la grandiosità, la magnificenza dell’architettura, le decorazioni in oro, gli addobbi sontuosi in azzurro (era il colore ufficiale della Casa Borbonica Due Sicilie e perciò i velluti di questa tinta furono sostituiti, dopo l’unità d’Italia, con il rosso ed allo stemma del sottarco fu sovrapposto quello sabaudo); ma anche per l’interesse musicale degli spettacoli.Napoli divenne, in conseguenza, la capitale della musica europea.
Allo stesso modo, i più celebrati cantanti ambirono esibirsi sul palcoscenico del Teatro di Napoli e molti consolidarono su di esso la loro fama, da Lucrezia Anguiari, detta la Bastardella, e a Caterina Gabrielli, detta la Cochetta, ai celeberrimi castrati Caffarelli (Gaetano Majorano), Farinelli (Carlo Broschi), Gizziello (Gioacchino Conti) tutti e tre provenienti dai Conservatori di Napoli, sino a Gian Battista Velluti, l’ultimo evirato cantore. Questo primo ciclo di vita del San Carlo, che era stato intanto rinnovato nell’aspetto esterno dall’architetto Antonio Niccolini, si chiude con il doloroso episodio dell’incendio divampato la notte del 12 febbraio 1816, che lo distrusse completamente. Fu un evento che gettò il lutto in tutta la città e che i giornali di tutta Europa raccontarono con emozione. Così come una meraviglia ed ammirazione dettero notizia, dieci mesi dopo, alla fine dello stesso anno, che esso era già risorto.
L'INCENDIO.
Col decreto reale del 22 febbraio 1816 Ferdinando I formò una commissione atta alla sovrintendenza dei lavori di ricostruzione che vennero ultimati con una rapidità ed un’efficienza sbalorditive grazie anche alla sapiente guida dello stesso Nicolini. A meno di un anno esatto di distanza, il re poté nuovamente entrare nel San Carlo rinnovato e capace, come l’araba fenice, di rinascere dalle proprie ceneri: era il 12 gennaio del 1817. La nuova inaugurazione abbagliò tutta la scena intellettuale europea, tanto che il celebre scrittore Stendhal ebbe a scrivere: “Non c’è nulla, in tutta Europa, che non dico si avvicini a questo teatro ma ne dia la più pallida idea. Questa sala, ricostruita in trecento giorni, è un colpo di Stato. Essa garantisce al re, meglio della legge più perfetta, il favore popolare… Chi volesse farsi lapidare, non avrebbe che da trovarvi un difetto. Appena parlate di Ferdinando, vi dicono: ‘ha ricostruito il San Carlo!’”.L’incendio del 1816 fu sicuramente un duro colpo per la monarchia napoletana in quando minacciò seriamente uno dei gioielli più preziosi della sua corona. La rifioritura del San Carlo divenne un imperativo categorico che venne rispettato grazie alla dedizione e al talento degli artigiani del Regno, i quali misero a disposizione le proprie capacità per quello che era divenuto l’emblema della grandezza della loro capitale.
Si dice che la bellezza del teatro, già prima dell’incendio, fosse stupefacente e difficilmente eguagliabile. È evidente che le capacità tecniche ed umane di chi aveva effettuato i lavori, diedero origine ad un vero e proprio miracolo architettonico che ha restituito ai contemporanei e a noi, una delle più strabilianti meraviglie del nostro Mezzogiorno.
STRUTTURA.
È tra i più antichi teatri d’opera chiusi in Europa e del mondo ancora attivi, essendo stato fondato nel 1737, nonché il più capiente teatro all’italiana della penisola.
Può ospitare 1386 spettatori e conta un’ampia platea, misura precisamente 22×28×23 metri.
Possiede cinque ordini di palchi disposti a ferro di cavallo più un ampio palco reale, un loggione ed un palcoscenico (34×33 m).
Date le sue dimensioni, struttura e antichità è stato modello per i successivi teatri d’Europa.
COME ARRIVARE.
In metropolitana
Metropolitana Linea 1, stazione Toledo, percorrere a piedi via Toledo verso piazza del Plebiscito e raggiungere piazza Trieste e Trento
Metropolitana Linea 1, stazione Municipio, percorrere via Vittorio Emanuele III fino al Maschio Angioino, svoltare su via San Carlo e raggiungere il Teatro.
In autobus
R2, C25, fermata San Carlo – Galleria Umberto I
5 CURIOSITA' SUL SAN CARLO.
1.Come riporta il sito ufficiale, il Teatro San Carlo deve il nome a colui che espresse la volontà di costruire il luogo: Carlo III di Borbone. Il sovrano voleva che la sua città avesse un luogo che rappresentasse il potere regio anche nelle arti. Per questo scelse l'area confinante con Piazza del Plebiscito come sua sede. L'inaugurazione avvenne il 4 novembre proprio in onore del sovrano dato che quel giorno cadeva l'onomastico del re. L'iniziativa di Carlo III anticipò di 41 anni la costruzione della Scala di Milano e di 55 quella del Teatro La Fenice di Venezia.
2.Il progetto architettonico del San Carlo introduce la pianta a ferro di cavallo, la più antica del mondo, che diventa un modello per il teatro all'italiana. A questa struttura si ispirarono i successivi teatri d'Italia e d'Europa, come il Teatro Argentina di Roma e il Massimo di Palermo.
3.Il teatro San Carlo sorge a ridosso del lato nord del Palazzo Reale. I due edifici sono collegati da una porta, accessibile alle spalle del palco reale. Il passaggio fu pensato perchè il re potesse recarsi agli spettacoli senza essere costretto a uscire dal palazzo, passando per la strada, in mezzo alla folla. Il palco reale può ospitare dieci persone.
4.Nei palchi del Teatro San Carlo erano stati installati degli specchi nelle pareti laterali, inclinati in modo tale da riflettere il palco reale. Questo stratagemma di arredamento serviva per far sì che il pubblico rispettasse una regola non scritta: ogni spettatore non poteva applaudire o chiedere un bis prima del re. Gli specchi permettevano dunque di essere certi che il sovrano stesse battendo le mani, per evitare una pessima figura.
5.Nel 1980 furono scoperti alcuni dettagli architettonici passati inosservati per anni. Sotto l'arco del proscenio fu scoperto lo stemma originario del Regno delle due Sicilie. Inoltre, l'orologio situato in questo punto del Teatro ha rivelato un particolare curioso: il suo meccanismo invertito fa si che le figure allegoriche del Tempo e delle Ore facciano da lancette fisse su un quadrante che ruota.